Il presente e il futuro degli OGM in Italia e in Europa

Il presente e il futuro degli OGM in Italia e in Europa

È di pochi giorni fa la notizia relativa all’accordo dei Ministri dell’Ambiente dell’UE, in sede di Consiglio, che aprirebbe al libero arbitrio di ogni nazione riguardo alla decisione di permettere o vietare le colture OGM all’interno di ciascun paese, su una parte o su tutto il territorio. L’accordo ora dovrà essere sottoposto al Parlamento.

Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, si dimostra soddisfatto, soprattutto perché ritiene che l’empasse su cui l’Europa era bloccata da 4 anni, sia stata superata con una visione che rispecchia le richieste dell’Italia: «molti Paesi Ue volevano una soluzione meno stringente, altri invece chiedevano una soluzione più stringente, ad esempio l’Italia». «Credo però che il senso di responsabilità e la voglia di venire fuori da una situazione confusa ci abbia indotto tutti a trovare una sintesi con il documento di oggi».

La questione sembrerebbe quindi in via di risoluzione, ma è proprio così?
Sul testo viene precisato che le motivazioni che potranno essere addotte saranno quelle di pianificazione urbanistica, di politica agricola, destinazione del suolo e le ragioni di politica pubblica. Vietati i motivi ambientali e sanitari. E già questo fa riflettere.
Greenpeace e Slow Food hanno manifestato la loro preoccupazione riguardo al fatto che il testo dell’accordo sembrerebbe dare alle aziende biotech, un ruolo formale nel processo di messa al bando delle coltivazioni OGM, e avrebbe «poche garanzie di reggere in sede legale».

Certo è che per il momento rappresenta un passo avanti, e un rafforzamento della posizione dell’Italia, manifestata dalla sentenza del Tar dello scorso 23 aprile, contro il ricorso che l’agricoltore friulano Giorgio Fidenato aveva portato avanti, nella speranza di vedere riconosciuto il diritto di coltivare mais Mon 810. Un punto fermo al quale si è arrivati anche grazie alla serrata mobilitazione di Legambiente e delle altre 40 associazioni riunite per “Un Italia libera da OGM”.

Il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, si è dichiarato ottimista, pur riconoscendo alcuni intoppi: «Innanzi tutto il sistema decisionale che, tra livelli e tempistica, rischia di imbrigliare la possibilità di divieto a livello nazionale, poi il rischio TTIP che si staglia all’orizzonte e che potrebbe ‘liberalizzare’ l’accesso degli Ogm in Europa, aggirando anche gli attuali sbarramenti.»

Nel frattempo, nonostante il divieto, Fidenato ha già riseminato, e a noi manca purtroppo, come invece ha la Francia, una normativa che preveda la distruzione delle colture laddove, contro la legge, siano piantati semi OGM.

Nei confronti del biotech non si può avere una posizione di compromesso, le colture esistenti creano inevitabilmente contaminazione nei terreni confinanti, e il potenziale di contaminazione è molto alto. Serve quindi una posizione decisa. In un intervista a “La Nuova Ecologia” di giugno, Andrea Oliviero, viceministro delle Politiche Agricole, sostiene che: «Non possiamo permetterci tentennamenti: la definizione della nostra agricoltura come “ogm free” è strategica e si basa sul principio di precauzione. Questo è fondamentale per la tutela degli ecosistemi e delle peculiarità delle colture locali.»

La pronuncia del Tar sarà valida fino a dicembre 2014, dopodiché viene spontaneo chiedersi cosa accadrà. Una grossa responsabilità ce l’ha l’Italia, che tra ormai pochi giorni andrà alla guida del Consiglio dell’Unione Europea, per il semestre italiano.

L’Italia deve sostenere una soluzione e un’alternativa, per realizzare un sistema forte, che sappia valorizzare le produzioni di qualità, tipiche della tradizione italiana. L’agricoltura sociale è in grado di fare tutto questo, di recuperare un sistema produttivo strettamente legato al territorio, in quanto a esigenze e risorse, e legato alle persone, che cerca di aiutare le fasce di popolazione svantaggiate o a rischio di emarginazione, con progetti dai fini educativi, di formazione, reinserimento lavorativo, ricreazione e di carattere sociosanitario. È sempre Andrea Oliviero, nella stessa intervista, a sostenere che: «In un sistema agricolo fatto di filiere produttive interconnesse, l’aspetto sociale funge da ponte fra il mondo rurale e quello produttivo, per uno sviluppo armonico del territorio. L’agricoltura sociale è il presupposto stesso dell’eccellenza perché mette al centro il territorio come patrimonio delle comunità. Garantisce posti di lavoro e opportunità di crescita, interviene sul disagio sociale per una piena integrazione di ciascuno». «Migliora il livello di benessere della collettività.».

Di tutto questo si parlerà anche a Festambiente, che si svolgerà nel Parco del Fiume Retrone a Vicenza dal 24 al 29 giugno (il programma completo sul sito di Festambiente Vicenza).
Giovedì 26 dalle 20.00 alle 21.30 si terrà nella Sala Conferenze della festa, il convegno: “DAL FRIULI ALL’EUROPA, CHE FUTURO PER L’OGM IN ITALIA?”.
Parteciperanno:

  • Gianni Tamino, docente di Biologia all’Università di Padova, a suo tempo membro del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie  e del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare, presso il Ministero della Salute
  • Dott.ssa Elisabetta Tropea, Commissario Capo del Comando Regionale del Corpo Forestale dello Stato
  • Roberto Garbin, rappresentante di Coldiretti Vicenza
  • Davide Sabbadin, responsabile agricoltura Legambiente Veneto

Modera Francesco Bortolotto, insegnante di chimica all’Istituto Tecnico Rossi di Vicenza, tra i fondatori di Legambiente Vicenza, ha fatto parte del consiglio regionale  e nazionale dell’associazione.

Venerdì 27, invece, la giornata sarà dedicata proprio al FORUM NAZIONALE DELL’AGRICOLTURA SOCIALE. Si partirà con una conferenza dalle 18.30 alle 20.00 (Sala Conferenze) su “AGRICOLTURA FAMILIARE  E SOCIALE – AZIONI LOCALI PER UNA NUOVA ECONOMIA.”.
Parteciperanno:

  • Francesca Giarè, dell’Istituto Nazionale di Economia Agraria
  • Saverio Senni dell’Università La Tuscia
  • Francesco Pierri, rappresentante FAO
  • Giuliano Ciano di Nuova Cooperazione Organizzata
  • Rappresentanti delle Istituzioni
  • Rappresentanti dei Giovani CIPSI.

Moderano Ilaria Signioriello, portavoce del Forum Nazionale Agricoltura Sociale e Tommaso Simionato, presidente del Forum Agricoltura Sociale di Vicenza.
Ci sarà poi alle 20.00 una degustazione dei vini dell’agricoltura sociale, che si terrà presso la Sala Conferenze, e alle 21.30, nell’Area Ambiente e Territorio, il concerto de “IL CANZONIERE VICENTINO”, con musiche della tradizione popolare contadina veneta.

Rossana Andreato
Ufficio Stampa – Legambiente Parco Retrone

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